Cenni di Storia del Fotogiornalismo – 3

3. 1930/1950 – il Fotogiornalismo e i totalitarismi

Gli anni tra il 1930 e il 1950 rappresentano per il Fotogiornalismo la vera e propria età dell’oro; in un’epoca contrassegnata dall’ascesa politica dei totalitarismi e dalla 2° guerra mondiale, il fotogiornalismo si pone come lo strumento ideale sia per raccontare le necessità propagandistiche dei regimi, sia per immortalare le barbarie e le atrocità di uno dei momenti storici più bui dell’umanità. Fotografi come Robert Capa o Tony Vaccaro immortaleranno la guerra “in prima linea” offrendoci degli scatti scioccanti, ma ancor più importanti e necessari documenti storici che hanno contribuito alla ricostruzione e alla narrazione degli eventi.Il lavoro di Vaccaro e Capa è passato alla storia, oltre che per la precarietà del difficile momento storico, anche per la singolarità delle tecniche adottate dai fotografi; ad esempio Vaccaro nel 44 stampò delle foto all’interno di caschi di soldati con materiale chimico recuperato tra le rovine di un negozio di fotografia. Per i fotoreporter era importante raccontare fedelmente gli avvenimenti, testimoniare in presa diretta quello che era l’avvenimento; la fotografia e le linee che questi esprimevano erano dunque dettate dalla dinamicità dell’azione.

Come già accennato in precedenza gli anni tra il 1923 e la fine della Seconda Guerra Mondiale si segnalano anche per l’ascesa di regimi totalitari nel vecchio continente. In Italia il Fascismo, in Germania il Nazismo e in Russia l’ortodossia Stalinista; due di questi cesseranno con la guerra, quello sovietico durerà ancora mezzo secolo. L’avvento di queste visioni politiche si impone sulla scena fotografica e giornalistica, strvolgendole sia sotto l’aspetto estetico che quello contenutistico. A differenza di Capa e Vaccaro che facevano dell’indipendenza e della dinamicità i marchi che contraddistinguevano il loro lavoro, fotogiornalisti come Petrussov o Khalip in Russia, o i fotografi italiani di regime utilizzavano differenti parametri per le loro opere. A dettare principalmete le linee artistiche e contenutische era l’esigenza della propaganda di regime che, tramite la manipolazione, la costruzione e la divulgazione di particolari tipi di immagine, mirava al raggiungimento del consenso totale delle masse.

Nasce così l’informazione di massa, costruita per creare consenso e condurre le persone in maniera coercitiva al pensiero unico. I totalitarismi capiscono e sfruttano a pieno il potere delle fotografie e delle immagini, così il fotogiornalismo asume un ruolo centrale nelle informazioni dei regimi immortalandone le opere; un esempio sono le fotgrafie della “Campagna del grano nell’agro-pontino” che ritraevano Mussolini all’opera.

Per quanto riguarda la concezione estetica della fotografia nel fotogiornalismo di regime vi è un’impostazione comune sia che il movimento culturale del regime si dichiari avanguardista o meno. La fotografia e l’immagine ritraggono sempre il soggetto in prospettive dinamiche verticali, solitamente ritraenti  le opere moderniste come le dighe o le bonifiche.Con la fine del conflitto mondiale fortunatamente due di questi totalitarismi scompariranno e il terzo volgerà verso un lento ed inesorabile declino; intanto il mondo della stampa andava incontro a stagioni nettamente differenti contrassegnate da forti questioni etiche. Nonostante il periodo critico il fotogiornalismo probabilmente ha vissuto la sua stagione più intensa proprio tra gli anni ’30 e ’50 lasciando testimonianze importanti.

Fonti: Wikipedia.org

Cenni di Storia del Fotogiornalismo by FotoGalleria.eu
online tutti i  sabati da marzo a maggio 2012

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